BRIGANTI

Traditi dalle promesse, mai mantenute, di uguaglianza e libertà fatte dai piemontesi invasori, molti giovani meridionali diedero vita a movimenti di rivolta, che attraversarono tutto il mezzogiorno d’Italia. Nell’entro terra lucano, data la conformazione geomorfologica molto favorevole, nacquero diversi gruppi di briganti, che provarono a sovvertire il nuovo governo sabaudo.

Ad essere traditi furono le migliaia di giovani meridionali che credettero e combatterono per l’Italia unitaria, ma soprattutto per un mondo più giusto. Le tensioni reazionarie contro il nuovo assetto sociale resero più fragili le condizioni di vita in una società già profondamente provata dallapovertà. L’assegnazione disattesa delle terre demaniali, a causa del forte debito sabaudo, l’aumento delle tasse e del prezzo dei beni di prima necessità, furono le cause principali d’innesco della rivolta che da molti storici viene considerata una delle prime guerre civili dell’Italia contemporanea. I primi disordini si manifestarono dapprima sporadici e non coordinati, poi in forma sempre più organizzata. Le bande dei briganti furono composte principalmente da persone di umile estrazione sociale, ex soldati dell’esercito delle Due Sicilie ed ex garibaldini. Man mano che la protesta montava, aumentò anche la forza repressiva dei soldati piemontesi, a scapito anche di civili, donne e bambini, spesso vittime di vere e proprie rappresaglie.

Si attesta nell’area di San Martino d’Agri la presenza di briganti sin dal 1860. Le bande di briganti si dedicavano ad azioni contro l’esercito sabaudo, ma spesso anche ad attività illecite come i rapimenti, i sequestri, le aggressioni e le estorsioni, che spesso portavano a scontri a fuoco con i soldati. Tra i luoghi prediletti dai briganti locali vi erano le Murge di Sant’Oronzo, luogo sicuro, perché impervio e quindi difficile da penetrare, ma anche prossimo al fiume agri, lungo le cui sponde correva la più importante via di comunicazione della val d’agri.
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