PALAZZO ROMANO

Il Palazzo Romano, dimora gentilizia posta all’interno del nucleo antico del centro storico, è il risultato di forti rimaneggiamenti dovuti agli ingenti danni subiti dai terremoti dell’ottocento e da una frana che colpì questo versante del paese negli anni trenta del novecento.

Il palazzo, donato dagli eredi, all’Associazione Culturale Vincenzo Marinelli, accoglie al suo interno la sede dell’associazione e soprattutto la più grande collezione di opere dell’artista san martinese Vincenzo Marinelli, oltre ad una serie di opere di altri artisti lucani.

Vincenzo Marinelli è riconosciuto come uno dei principali esponenti della pittura ottocentesca lucana e tra i maggiori esponenti della scuola pittorica napoletana de XIX secolo. Discendente per madre della famiglia baronale dei Sifola, essendo il padre medico condotto, all’età di sei anni andò a vivere a Abriola.

SI forma a Napoli, dove da subito mostra un certo temperamento e vicinanza ai moti liberali, di cui le sue opere saranno spesso permeate, tant’è che nel 1848, per questioni politiche, dovette emigrare, dapprima in Grecia e poi in Egitto. Il suo stile si distingue per le influenze orientali, acquisite durante i diversi viaggi tra Grecia, Egitto e Sudan.

Tra le sue opere più famose, il ballo dell’ape, realizzata nel 1862, tela custodita a Napoli al Museo Nazionale Capodimonte. Alta 1,86 per una lunghezza di 2,80 m, raffigura una scena di vita tipicama molto intima, a cui pochi eletti, tra cui il Marinelli, ebbero l’onore di assistere: un pascià con le sue concubine assiste all’esibizione di danza del ventre di una ragazza la quale è vestita con una veste gialla e nera, come il manto dell’ape.

Tra le sue opere più  famose, posto di riguardo merita l’arciere, tra i pezzi forti della collezione locale, realizzato a matita e carboncino per la partecipazione al bando di concorso, che vinse, per la cattedra all’Accademia di Belle Arti di Napoli.  Si pensa che la persona raffigurata sia il pittore stesso, nonostante le dimensioni del corpo non corrispondano con la sua esile fisionomia, intento a scagliare una freccia per poter colpire la preda.

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